Le massime del venerdì – 30.04.2021

Aggiornamento giurisprudenziale settimanale in collaborazione con lo Studio Legale Giannone. N.B.: Le informazioni offerte sono di carattere generale, hanno fine meramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo l’assistenza di un professionista. Per informazioni: info@igito.it.

1.      DIRITTO CIVILE
Preliminare di compravendita immobiliare: la modifica del termine per la stipula del definitivo non richiede la forma scritta.

Nei contratti per i quali è richiesta la forma scritta “ad substantiam” (come nel caso del preliminare di vendita immobiliare), la volontà comune delle parti deve rivestire tale forma soltanto nella parte riguardante gli elementi essenziali (consenso, “res”, “pretium”), che devono risultare dall’atto stesso e non possono ricavarsi “aliunde”. Ne consegue che, qualora in un contratto preliminare di vendita immobiliare sia previsto un termine per la stipula del definitivo, la modifica di detto elemento accidentale e la rinuncia della parte ad avvalersene non richiedono la forma scritta, non concernendo tale accordo direttamente il diritto immobiliare, né incidendo su alcuno degli elementi essenziali del contratto. (massima ufficiale).

(Cassazione civile, sez. II, 30 Marzo 2021, n. 8765)

 

  1. DIRITTO INTERNAZIONALE

Gli Usa e la ferita riaperta del razzismo.

I casi statunitensi di razzismo violento, divenute oramai di dominio pubblico (il caso George Floyd e del sottotenente dell’esercito degli Stati Uniti) hanno determinato l’amministrazione governativa ad investire sui diritti civili dichiarando l’equità razziale una delle massime priorità. In particolare è stato affermato che tale principio sarebbe stato incorporato in tutte le agenzie federali. Il presidente Joe Biden ha infatti promesso nel suo discorso di inaugurazione che “il sogno di giustizia per tutti non sarà più rinviato”.

La Casa Bianca si propone di implementare i finanziamenti all’Ufficio per i diritti civili del Dipartimento dell’Istruzione di circa 144 milioni di dollari.

In una lettera del 25 marzo, le organizzazioni guidate dalla Conferenza sulla leadership dei diritti civili e umani, hanno affermato che l’ufficio è stato sottofinanziato per anni, ma deve affrontare complesse questioni relative ai diritti civili a causa del passaggio all’apprendimento virtuale e alle proteste nazionali per la cattiva condotta della polizia. Il finanziamento proposto faciliterebbe risposte più rapide alle denunce di discriminazione e un aumento delle indagini.

Biden intende destinare altri $ 33 milioni per la Divisione per i diritti civili e le relazioni comunitarie del Dipartimento di giustizia. La Casa Bianca ha riferito che tali fondi andranno in favore di una serie di programmi, tra cui la riforma della polizia, il perseguimento dei crimini ispirati dall’odio e il rafforzamento dei diritti di voto.

L’ufficio per i diritti civili del Dipartimento della salute e dei servizi umani otterrebbe un aumento del budget del 24%. La richiesta include anche 153 milioni per un programma dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, per migliorare l’equità e la raccolta dei dati in favore delle minoranze razziali ed etniche.

Infine, l’amministrazione intende procedere al “più grande investimento nella giustizia ambientale della storia“, che comprende una revisione dell’Ufficio per la compliance dei diritti civili esterni dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Biden vorrebbe destinare 936 milioni di dollari per un programma finalizzato a “promuovere l’equità razziale e garantire la giustizia ambientale per le comunità che, troppo spesso, sono state lasciate indietro, comprese le comunità rurali e tribali“.

  1. DIRITTO E SCUOLA 
  2. Bullismo: scuola condannata per omessa vigilanza del personale. 

Un genitore si rivolgeva al Tribunale citando in giudizio il MIUR per chiederne la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal proprio figlio minore, vittima di atti di bullismo consumati durante l’orario scolastico, e più precisamente nel corso della ricreazione presso i bagni della scuola primaria, e che avevano visto come autore un altro allievo del medesimo istituto, coetaneo della vittima.

Secondo la difesa, i soprusi avrebbero avuto luogo a causa dell’omesso controllo e sorveglianza da parte del personale docente e/o non docente addetto alla struttura scolastica. Secondo il genitore, i docenti oltre a non aver vigilato, non avevano neppure avvisato i genitori, con sollecitudine, di quanto occorso. I genitori dello studente ferito, avevano appreso il fatto solamente al termine delle lezioni, nel momento in cui lo erano andato a prendere all’uscita. I genitori decidevano quindi di denunciare l’episodio alle competenti autorità, al contempo facendo refertare le lesioni riportate dal bimbo.

Quanto occorso veniva quindi portato all’attenzione del Tribunale che considerava responsabile l’amministrazione scolastica di quanto accaduto. Il Tribunale ha infatti ritenuto che l’amministrazione scolastica non abbia fornito la prova liberatoria, richiesta ai sensi dell’art. 2048 c.c. ai fini dell’esclusione di responsabilità: l’alunno era stato autorizzato a recarsi da solo nei bagni senza che l’insegnante provvedesse ad accompagnarlo o si sia premurato di verificare che il minore entrasse nella sfera di vigilanza di bidelli o altri insegnanti, ragion per cui il Tribunale, in difetto di prova contraria, ha ritenuto che il comportamento omissivo del convenuto abbia occasionato al bambino danni patrimoniali e non patrimoniali.

Degno di nota è il riconoscimento da parte del Tribunale di quel turbamento d’animo e della vergogna provata dal ragazzo nel farsi vedere dall’insegnante e dagli amici di classe nella particolare condizione di “sconfitto ed umiliato” dalla disputa avuta con altro coetaneo e come tale considerato risarcibile a titolo di danno morale.

In totale, il MIUR è stato condannato al pagamento in favore della parte attrice della complessiva somma di € 6.697,25 a titolo di danno patrimoniale e non patrimoniale, oltre rivalutazione monetaria ed interessi sulla somma dalla domanda al soddisfo oltre ad euro 1.000,00 per lite temeraria, per aver abusato dello strumento processuale.

 (Tribunale di Potenza, sez. Civile, sentenza n. 380/21; depositata il 12 aprile)

 

4.      DIRITTO E COVID-19

Il Piano per la ripresa e la resilienza approvato dal Governo

Il Governo ha trasmesso al Parlamento in data 25 aprile 2021 il c.d. PNRR che prevede un pacchetto di riforme che toccano gli ambiti della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza.

Il c.d. PNRR, si articola in 6 Missioni:

– digitalizzazione del Paese;

– innovazione del sistema produttivo;

– competitività;

– turismo e cultura;

– rivoluzione verde e transizione ecologica;

– infrastrutture per una mobilità sostenibile;

– istruzione e ricerca;

– inclusione e coesione:

– salute.

 

Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti “verdi” pari al 40% del totale e di progetti digitali del 2%. Esso ha come principali beneficiari le donne, i giovani e il Mezzogiorno e mira all’inclusione sociale e a ridurre i divari territoriali. Nel complesso, il 27% del Piano è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, e più del 10% alla coesione sociale.

Il Governo intende attuare quattro importanti riforme che riguardano la pubblica amministrazione, la giustizia, la semplificazione della legislazione e la promozione della concorrenza. Esso intende inoltre aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibileambiente e climaidrogenoautomotive, filiera della salute.

La governance del Piano prevede una responsabilità diretta dei Ministeri e delle Amministrazioni locali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati, e per la gestione corretta ed efficace delle risorse.

È previsto un ruolo significativo degli Enti territoriali, a cui competono investimenti pari a oltre 87 miliardi di euro.

Il Ministero dell’economia e delle finanze monitora e controlla il progresso nell’attuazione di riforme e investimenti e funge da unico punto di contatto con la Commissione Europea.

 

 

  1. DIRITTO AMMINISTRATIVO

Processo amministrativo, atti eccedenti i limiti dimensionali: quali conseguenze?

Il limite dimensionale di sinteticità entro cui va contenuto l’atto processuale costituisce un precetto giuridico la cui violazione non genera la conseguenza, a carico della parte che lo abbia superato, dell’inammissibilità dell’intero atto, ma la facoltà del giudice di non esaminare la parte che eccede i limiti della domanda, in applicazione a quanto disposto dall’art. 13-ter delle norme di attuazione del c.p.a. (introdotto dalla legge di conversione del d.l. 31 agosto 2016, n. 168) secondo cui ….le parti sono tenute a redigere il ricorso e gli altri atti difensivi secondo i criteri e nei limiti dimensionali stabiliti con decreto del presidente del Consiglio di Stato…, precisando altresì che …il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti e che l’omesso esame delle questioni contenute nelle pagine successive al limite massimo non è motivo di impugnazione…

Questo è quanto stabilito dall’ordinanza n. 3006 emessa dal Consiglio di Stato del 13 aprile 2021 evidenziando la facoltà del giudice di considerare inutilizzabili le difese sovrabbondanti, sul presupposto che la violazione dei limiti dimensionali (ove ingiustificata) sia tale da compromettere l’esame tempestivo e l’intellegibilità della domanda proposta.

(Consiglio di Stato,  ordinanza n. 3006 del 13 aprile 2021).

 

“Analizando el protocolo de juzgamiento desde una perspectiva de género” (VIDEO) – Paola Andrea Arias Mendieta (Bolivia)

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Le massime del venerdì – 23.04.2021

Aggiornamento giurisprudenziale settimanale in collaborazione con lo Studio Legale Giannone. N.B.: Le informazioni offerte sono di carattere generale, hanno fine meramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo l’assistenza di un professionista. Per informazioni: info@igito.it.

1.      DIRITTO TRIBUTARIO

Le sezioni Unite sulla notificazione a mezzo posta in caso di assenza o rifiuto del destinatario.

In tema di notifica di un atto impositivo- ovvero processuale tramite il servizio postale secondo le previsioni della legge n. 890 del 1982, qualora l’atto notificando non venga consegnato al destinatario, per rifiuto a riceverlo ovvero per temporanea assenza del destinatario stesso ovvero per assenza/inidoneità di altre persone a riceverlo, la prova del perfezionamento della procedura notificatoria può essere data dal notificante esclusivamente mediante la produzione giudiziale dell’avviso di ricevimento della raccomandata che comunica l’avvenuto deposito dell’atto notificando presso l’ufficio postale (cd. CDA), non essendo a tal fine sufficiente la prova dell’avvenuta spedizione della raccomandata medesima.

Massima ufficiale.

(Sezioni Unite Civili, 15 Aprile 2021, n. 10012)

  1. DIRITTO CONDOMINIALE

Il proprietario del fabbricato nel cortile comune deve partecipare alle spese di rifacimento del tetto dal fabbricato principale da cui accede?

La sentenza in commento, confermando l’orientamento maggioritario – ovverosia quello secondo cui non è possibile porre la spesa inerente il rifacimento del tetto solo a carico dei proprietari delle unità immobiliari (appartamenti, cantine etc.) poste nella verticale sottostante alla zona del tetto da riparare – ha stabilito che le parti dell’edificio in condominio – quali, nella specie, muri e tetti, deputati a preservare l’edificio condominiale da agenti atmosferici e dalle infiltrazioni d’acqua, piovana o sotterranea – rientrano, per la loro funzione necessaria all’uso collettivo, fra le cose comuni.

Pertanto, per le caratteristiche strutturali e funzionali dell’edificio, le spese per l’intervento manutentivo del tetto del fabbricato, che è destinato anche alla protezione dell’atrio (o androne) comune, devono essere ripartite tra tutti i condomini poiché tutti sono interessati alla riparazione del medesimo tetto quindi, anche dai condomini proprietari solamente del basso fabbricato nel cortile del Condominio.

 (Cass. Civ., sez. VI, 07.10.2019, n. 24927)

 

  1. DIRITTO PREVIDENZIALE

La Circolare INPS n. 65/2021: tra indennità INPS e semplificazione dei requisiti per l’accesso all’indennità di disoccupazione.

Con la circolare 19/04/2021, n. 65 l’Inps ha chiarito che le domande per il riconoscimento delle indennità onnicomprensive andranno presentate entro il 31 maggio 2021.

Coloro che hanno già ricevuto l’indennità prevista dal decreto Ristori (articoli 15 e 15-bis, decreto legge 137/2020) hanno diritto a una ulteriore indennità di 2.400 euro, senza necessità di presentare una nuova domanda e la stessa verrà erogata automaticamente dall’Inps.

I lavoratori che non hanno invece beneficiato delle indennità del 2020 possono presentare domanda per il riconoscimento delle indennità onnicomprensive di cui all’articolo 10, commi 2, 3, 5 e 6, del decreto-legge n. 41 del 2021 entro la data del 31 maggio 2021.

I destinatari della tutela denominata “indennità una tantum” sono: (i)i lavoratori stagionali e i lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali; (ii) i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; (iii)i lavoratori intermittenti; (iv)i lavoratori autonomi occasionali; (v)i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio; (vi)i lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali; (vii) i lavoratori dello spettacolo.

L’indennità non è cumulabile con: (i) l’indennità erogata dalla società “Sport e salute”; (ii) l’indennità a favore dei lavoratori domestici; (iii)l’indennità per il sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria; (iv) il Reddito di Emergenza (anche se fruito precedentemente, da un qualunque componente il nucleo familiare);  (v) l’indennità di funzione (che non sia semplice gettone di presenza) prevista per alcune cariche, come nel caso dei parlamentari.

Riguardo al Reddito di Cittadinanza, ferma restando la non cumulabilità, è possibile integrarne la misura fino al valore di 2.400 euro.

L’indennità del 2021 è invece cumulabile con: (i) l’assegno ordinario di invalidità; (ii) la NASpI (ad eccezione di stagionali e somministrati del turismo); (iii) la DIS-COLL; (iv)le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro e tirocini professionali; (v) i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale; (vi) i premi e i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica; (vii) le prestazioni di lavoro occasionale nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.

Inoltre, l’Istituto previdenziale ha spiegato che il decreto-legge n. 41 del 2021 ha introdotto una novità di rilievo in materia di indennità di disoccupazione NASpI.

In particolare, per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2021 è ammesso l’accesso alla NASpI in presenza dei soli requisiti dello stato di disoccupazione involontario e delle tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, con esclusione del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo.

Le domande di indennità di disoccupazione NASpI presentate a seguito di eventi di cessazione involontaria del rapporto di lavoro verificatisi nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 19 aprile 2021 e respinte per l’assenza del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, devono essere riesaminate d’ufficio dall’Inps.

4.      DIRITTO  E SALUTE

Non sussiste responsabilità della casa farmaceutica per i danni subiti dal paziente sottoposto a sperimentazione clinica

Una signora, sottoposta all’interno di un’azienda sanitaria alla sperimentazione medica di un farmaco sponsorizzato da una casa farmaceutica, conveniva in giudizio l’Azienda Ospedaliera e la casa farmaceutica per sentirle condannare, in solido, al risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale, contrattuale ed extracontrattuale.

Il Tribunale accoglieva la domanda dell’attrice ed avverso tale pronuncia, veniva proposto gravame principale dalla casa farmaceutica e incidentale dalla Azienda Ospedaliera. La Corte d’Appello competente confermava la sentenza di primo grado.

Avverso la sentenza della corte territoriale, proponeva ricorso per cassazione la casa farmaceutica eccependo l’insussistenza della responsabilità contrattuale da contatto sociale in capo alla casa farmaceutica.  Il motivo veniva accolto e ritenuto fondato.

La Suprema Corte, infatti, con la sentenza in oggetto escludeva la possibilità di fondare la responsabilità contrattuale della casa farmaceutica su un contatto sociale che certamente non vi è stato, giacchè è pacifico che la danneggiata ha avuto rapporti diretti soltanto con i sanitari dell’Azienda Ospedaliera. Deve quindi affermarsi che la casa farmaceutica che abbia promosso, mediante la fornitura di un farmaco, una sperimentazione clinica eseguita da una struttura sanitaria a mezzo dei propri medici, può essere chiamata a rispondere a titolo contrattuale dei danni sofferti dai soggetti cui sia stato somministrato il farmaco a causa di un errore dei medici sperimentatori, soltanto ove risulti, sulla base della concreta conformazione dell’accordo di sperimentazione, che la struttura ospedaliera e i suoi dipendenti abbiano agito quali ausiliari della casa farmaceutica, sì che la stessa debba rispondere del loro inadempimento (o inesatto adempimento) ai sensi dell’art. 1228 c.c.; in difetto, a carico della casa farmaceutica risulta predicabile soltanto una responsabilità extracontrattuale (ai sensi dell’art. 2050 c.c. o, eventualmente, dell’art. 2043 c.c.), da accertarsi secondo le regole proprie della stessa.

Il motivo veniva pertanto accolto, con cassazione della sentenza e rinvio alla Corte territoriale.

(Corte di Cassazione, sez. III Civile, 20.04.2021  n. 10348/21)

 

  1. DIRITTO AMMINISTRATIVO

Antenne 5G: illegittime le ordinanze sindacali “indiscriminate”

Sono illegittime le ordinanze sindacali che vietano indiscriminatamente l’installazione sul territorio comunale della tecnologia 5G.

Sono queste le conclusioni rassegnate dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione I di Catania che, con l’ordinanza 27 luglio 2020, n. 566, ha sospeso cautelarmente l’efficacia dell’ordinanza con cui il Sindaco di Messina aveva vietato l’installazione della tecnologia 5G sul territorio comunale.

Secondo il Tar, infatti, “la valutazione sui rischi connessi all’esposizione derivante dagli impianti di telecomunicazioni è di esclusiva pertinenza dell’A.R.P.A., organo deputato al rilascio del parere prima dell’attivazione della struttura e al monitoraggio del rispetto dei limiti prestabiliti normativamente dallo Stato”.

A favore dell’immediata sospensione, militano anche i limiti propri dello strumento sindacale utilizzato.

L’art. 38, comma 6, Decreto Legge 16 luglio 2020 n. 76, infatti, stabilisce espressamente che “i Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4”.

La disposizione normativa sopra citata, recependo la giurisprudenza consolidata in materia, “sancisce, per un verso, l’illegittimità di un divieto generalizzato alla installazione degli impianti del genere in esame, per un altro, l’impossibilità di adottare ordinanze contingibili e urgenti in una materia la cui competenza è riservata allo Stato”.

Si consolida, quindi, l’orientamento giurisprudenziale che aveva ritenuto illegittimi i divieti generalizzati di installazione del 5G sul territorio comunale (cfr: TAR Catania, 22/05/2020 n. 1126; 7/07/2020 n. 1641).

 (TAR Sicilia-Catania, ordinanza n. 566/2020)

 

Le massime del venerdì – 16.04.2021

Aggiornamento giurisprudenziale settimanale in collaborazione con lo Studio Legale Giannone. N.B.: Le informazioni offerte sono di carattere generale, hanno fine meramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo l’assistenza di un professionista. Per informazioni: info@igito.it.

1. DIRITTO SOCIETARIO
Inopponibilità allo Stato, divenuto socio a seguito della confisca delle partecipazioni societarie, della clausola compromissoria contenuta nello statuto di una società.

In tema di arbitrato, la clausola compromissioria contenuta nello statuto di una società non è opponibile allo Sato, divenuto socio a seguito delle partecipazione societarie, ai sensi dell’art. 416 bis, comma 7, c.p., poiché la deroga dalla competenza dell’autorità giurisdizionale può operare solo a seguito di una scelta volontaria; in caso di confisca, invece, l’ingresso in società dello Stato si verfica ex lege per effetto di un acquisto a titolo originario, che piega lo scopo sociale alla finalità di conservazione del patrimonio aziendale per il tempo necessario alla definitiva destinazione dei beni confiscati (in particolare la Corte in sede di regolamento di competenza, ha escluso l’operatività della clausola compromissoria statutaria in riferimento all’azione di responsabilità promossa, ex art. 2476 c.c., dallo Stato, quale socio unico a cui erano state confiscate tutte le partecipazioni societarie). Massima ufficiale.

(Cassazione civile, sez. VI, 04 Marzo 2021, n. 6068)

2. DIRITTO TRIBUTARIO

In ipotesi di fallimento, la domanda di ammissione al passivo di crediti tributari non richiede, per la sua ammissibilità, la notificazione della cartella di pagamento.

In caso di fallimento, la domanda di ammissione al passivo di crediti tributari non richiede, per la sua ammissibilità, la notificazione al curatore o al fallito “in bonis” della cartella di pagamento emessa, ex art. 36-bis DPR n. 602 del 1973, atteso che l’obbligazione tributaria sorge col verificarsi del presupposto di fatto al quale è collegata l’emersione del tributo e che la successiva attività accertativa dell’Amministrazione finanziaria è meramente strumentale all’esercizio del diritto di credito cui attiene (nella specie la S.C. ha ritenuto difettasse l’interesse del curatore alla caducazione della cartella non notificatagli tempestivamente stante la non incidenza di detto esito sulla domanda di ammissione al passivo). Massima ufficiale.

(Cassazione civile, sez. V, tributaria, 11 Marzo 2021, n. 6846)

  1. PROFESSIONE FORENSE E COVID-19.

La Cassa Forense prevede nuovi indennizzi agli avvocati -e ai loro superstiti- che hanno contratto il virus Covid-19.

Con provvedimento del 29 marzo 2021, il Consiglio di amministrazione di Cassa Forense ha deliberato di stanziare 3 milioni di euro per i contributi da corrispondere agli iscritti come prestazione straordinaria in caso di contrazione dell’infezione da Sars-Cov-2.

Il comunicato indica i requisiti necessari per accedere alla previdenza straordinaria: (i) aver contratto l’infezione tra il 1/11/2020 e il 30/04/2021; (ii) essere in regola col pagamento dei contributi e la presentazione di dichiarazioni nei confronti della Cassa; (iii) rispettare le modalità di presentazione della domanda stabilite nel provvedimento.

L’entità del contributo di Cassa Forense varia in ragione della gravità delle conseguenze subite dall’iscritto in caso di infezione da Sars Cov-2: (i) in caso di decesso dell’iscritto, gli eredi avranno diritto ad un’indennità del valore di 4 mila euro; (ii) in caso di ricovero in terapia intensiva, l’iscritto ha diritto ad un’indennità del valore di euro 3000; (iii) in caso di ricovero ospedaliero di almeno sette giorni, senza terapia intensiva l’importo si riduce ad euro 1.500,00; (iv) in caso di isolamento sanitario obbligatorio spetta all’iscritto l’indennità di euro 1.000,00.

Cassa Forense precisa che le misure non sono cumulabili tra loro e neppure con le ordinarie previdenze previste dal Regolamento di assistenza.

La domanda dovrà essere presentata esclusivamente online a partire dal 15 aprile e fino al 30 giugno 2021.

Per le domande presentate dai superstiti degli iscritti, (decessi fino al 31.01.2021 e decessi avvenuti dal 01.02.2021 fino al 30.04.2021 degli iscritti non coperti dall’assicurazione) è ammesso l’invio della domanda anche in forma cartacea.

  1. DIRITTO E SALUTE

Considerazioni sull’art. 4 della legge n. 44/2021 sulla vaccinazione obbligatoria Covid-19

L’entrata in vigore del Decreto Legge n. 44/2021, ed in particolare dell’art. 4, prevede la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario.

Si tratta di una disposizione che in caso di mancata accettazione di sottoporsi al vaccino, si giunge ad esiti quali il demansionamento (con possibile riduzione del compenso), la sospensione del rapporto di lavoro per i dipendenti e la sospensione dalla possibilità di esercitare la professione per i liberi professionisti.

Il presupposto logico-giuridico dell’imposizione di una vaccinazione obbligatoria è ovviamente che questa sia indispensabile per il perseguimento di un interesse pubblico, per tale intendendosi l’interesse della popolazione a contenere il contagio fino ad arrivare alla c.d. immunità di gregge. Affinché ciò possa avvenire è necessario che la vaccinazione elimini – o riduca in maniera considerevole – il rischio di trasmissione della malattia

Ma, al riguardo, la recentissima letteratura medica indica che “Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19” (Fonte: Aifa – Vaccini a vettore virale: domande e risposte, ultima consultazione il 03/04/2021).

In altri termini, viene imposta una vaccinazione obbligatoria sulla base di una “plausibile” incapacità di trasmissione del virus da parte dei soggetti vaccinati.

Su questa base scientifica – ancora incerta – viene imposto un trattamento sanitario obbligatorio, che ha ad oggetto peraltro la somministrazione di un farmaco dichiaratamente ancora in fase di studi.

Non si comprende dunque quale sia la base giuridica che possa giustificare l’imposizione di un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio a fronte di perdite più o meno significative della propria posizione lavorativa. A tale riguardo, invero, si potrebbe eccepire in punta di diritto che non si è davanti ad un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio eseguito coattivamente. I destinatari della norma potrebbero infatti decidere di non sottoporsi ad esso, con l’ “unica” conseguenza di vedersi demansionati o sospesi dal lavoro: quel lavoro che però costituirebbe il fondamento della Repubblica stessa.

5.DIRITTO AMMINISTRATIVO E PRIVACY.

Graduatorie scolastiche diffuse nel Web.

Con ordinanza del 11.02.2021, il Garante per la protezione dei dati personali ha applicato una sanzione di euro 5.000,00 ad un liceo per aver pubblicato in versione integrale le graduatorie relative a personale docente, comprensive di dati personali (quale recapiti telefonici, indirizzi e dati relativi alla salute).

Dall’accertamento compiuto sulla base degli elementi acquisiti e dei fatti emersi, specifica l’autorità, «l’ufficio ha accertato che l’istituto scolastico, pubblicando sul sito web istituzionale le suddette graduatorie, ha determinato una divulgazione di dati personali relativi ai soggetti riportati nelle predette graduatorie, in assenza di un idoneo presupposto normativo, ai sensi dell’art. 2-ter, commi 1 e 3 del codice, in riferimento all’art. 6 par. 1, lett. c) ed e), del regolamento, che invece ammette la predetta possibilità, da parte di soggetti pubblici, solo quando la diffusione è prevista da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento, nonché la diffusione di dati relativi alla salute di taluni interessati in violazione dell’art. 9, parr. 1, 2 e 4, del regolamento, nonché dell’art. 2-septies, comma 8, del codice. La diffusione dei dati personali sopra descritti è avvenuta, inoltre, in maniera non conforme al rispetto dei principi di liceità e minimizzazione del trattamento, in violazione dell’art. 5, par. 1, lett. a) e c), del regolamento europeo».

 

 

 

Le massime del venerdì – 09.04.2021

Aggiornamento giurisprudenziale settimanale in collaborazione con lo Studio Legale Giannone. N.B.: Le informazioni offerte sono di carattere generale, hanno fine meramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo l’assistenza di un professionista. Per informazioni: info@igito.it.

  1. SANZIONI AMMINISTRATIVE

Lockdown e orario di chiusura esercizi commerciali

A seguito del ricorso di un barista sanzionato per non aver rispettato l’orario di chiusura  stabilito con Regolamento comunale, i Giudici della  Corte di Cassazione hanno ritenuto illegittima la sanzione inferta all’esercente poiché la tutela della concorrenza è una materia di competenza esclusiva dello Stato  ai sensi dell’art. 117 Cost. c. 2 lett. e).

In forza di tale assunto sono quindi da considerarsi illegittime tutte le disposizioni normative regionali e/o comunali con le quali sono stati introdotti limiti e vincoli all’attività commerciale.

Tali disposizioni, infatti, si pongono in contrasto con il Decreto Bersani (art. 3 c. 1 lett. d bis d. l. 223/2006 come modificato dall’art. 31 c. 1 d. l. 201/2011) ai sensi del quale le attività commerciali sono svolte senza limiti e prescrizioni, anche concernenti l’obbligo della chiusura.

Quindi, le Regioni o i Comuni che intervengono nella disciplina relativa alle modalità di apertura degli esercizi commerciali, ascrivibile alla tutela della concorrenza, invadono una competenza esclusiva dello Stato; pertanto, ogni norma così emanata è da considerarsi illegittima.

 (Corte di Cassazione Civile, Ordinanza 11.03.2021 n. 6895)

  1. DIRITTO CIVILE – ESECUZIONI
Il contratto di mutuo può essere utilizzato quale titolo esecutivo?

Con questa recente pronuncia la Corte di Cassazione ha avuto modo di conoscere un la questione relativa alla idoneità del contratto di mutuo a fungere quale titolo esecutivo.

In particolare con questa pronuncia è stato stabilito che, al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell’art. 474 c.p.c. occorre verificare, attraverso la sua interpretazione integrata con quanto previsto nell’atto di erogazione e quietanza a saldo, ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.

(Cassazione civile, sez. III, 05 Marzo 2020, n. 6174).

3.      DIRITTO DI FAMIGLIA – ESECUZIONI
Fondo patrimoniale: oneri probatori in capo al creditore e al debitore opposto all’esecuzione.

In tema di fondo patrimoniale istituto dai coniugi, la Corte di Cassazione ha stabilito quali siano gli oneri facenti capo al creditore che intenda eseguire il proprio diritto di credito attaccando il fondo patrimoniale del debitore/i.

A riguardo la Corte, partendo dall’assunto secondo il quale l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale – e sui frutti di essi –  non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, ha considerato che:

  • il vincolo di inespropriabilità dei beni facenti capo al fondo patrimoniale opera nei confronti dei creditori consapevoli che l’obbligazione è stata contratta non già per far fronte ai bisogni della famiglia, ma per “altra e diversa finalità” estranea alla famiglia;
  • la consapevolezza della suddetta “altra e diversa finalità” della costituzione del fondo deve sussistere al momento del perfezionamento dell’atto da cui deriva l’obbligazione;
  • la prova dell’estraneità e della consapevolezza citate, può essere peraltro fornita anche per presunzioni semplici essendo sufficiente provare che lo scopo dell’obbligazione apparisse al momento della relativa assunzione come estraneo ai bisogni della famiglia.

(Cassazione civile, sez. III, 08 Febbraio 2021, n. 2904).

  1. DIRITTO CIVILE E NUOVE TECNOLOGIE

La responsabilità giuridica dei sistemi di Intelligenza Artificiale di supporto alle professioni legali.

L’avvento di sistemi I.A. che consentono di imitare e perfezionare il ragionamento umano sta conducendo (e condurrà) alla sostituzione delle prestazioni intellettuali riservate a professionisti, ai sistemi Intelligenza Artificiale. Questo quantomeno parziale “spostamento” del soggetto prestatore della prestazione professionale pone inequivocabilmente degli interrogativi in tema di responsabilità giuridica della “macchina” a supporto del professionista.

A riguardo è intervenuta la proposta di Regolamento UE n. A9-178/2020 che, in concreto, prevede una responsabilità di tipo oggettivo in capo al produttore dell’intelligenza artificiale o di un suo componente.
Unica ipotesi di eccezione alla responsabilità costruita come oggettiva è rappresentata dal pregiudizio dovuto a cause di forza maggiore che, laddove accertata, solleverebbe l’operatore dalla relativa responsabilità.

Nella proposta di Regolamento si prospetta altresì la possibilità di introdurre una polizza assicurativa obbligatoria per la responsabilità civile, che andrebbe a differenziare i sistemi di I.A. ad alto rischio già citati, individuati da un apposito elenco allegato al regolamento, e per i quali la responsabilità è oggettiva, dagli altri sistemi di I.A. dove la responsabilità è imputata solo a titolo di colpa.

 

  1. DIRITTO AMMINISTRATIVO E NUOVE TECNOLOGIE.

S.P.I.D.: un possibile strumento di svolta per l’interazione tra cittadini e PA.

Divenuto operativo mediante DPCM 24 ottobre 2014, Spid è uno strumento che consente ai cittadini di creare una propria identità digitale mediante la quale accedere ai numerosi servizi erogati della pubblica amministrazione nazionale e dai privati aderenti.

La comodità di Spid risiede nel fatto che sia completamente dematerializzato, ossia non richiede un supporto fisico per poter essere utilizzato: sono sufficienti infatti solo due codici di accesso. Spid, unitamente a tessera sanitaria e codice fiscale rappresentano gli elementi a supporto del processo di verifica dell’identità dei cittadini, che forniscono un fondamentale aiuto contro il furto di identità.

Ne può usufruire il cittadino che ha compiuto 18 anni, residente in Italia o con permesso di soggiorno, e gli operatori economici privati i quali possono richiedere il proprio Spid presso uno dei gestori di identità digitale (Identity Provider) autorizzati dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), e utilizzare immediatamente il proprio codice di accesso nelle piattaforme dedicate.

La materia sul servizio Spid è stata oggetto di recentissime nuove determinazioni da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale, tra cui la 318 del 5 novembre 2019 e la 344 del 21 novembre 2019, pubblicate in GU n. 26 del 01 febbraio 2020, recanti misure e linee guida per il rilascio dell’identità digitale uso professionale e le linee guida R.A.O. pubblico, emanate ai sensi dell’art. 71 comma 1 del CAD. Sul fronte europeo invece, la materia è sostenuta dal regolamento EU n. 910/2014, entrato pienamente in vigore il 1 luglio del 2016, cosiddetto Regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature), il quale assegna a tutti gli stati membri una normativa in tema di identità digitale e identificazione elettronica.

Le massime del venerdì 2.04.2021

Aggiornamento giurisprudenziale settimanale in collaborazione con lo Studio Legale Giannone. N.B.: Le informazioni offerte sono di carattere generale, hanno fine meramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo l’assistenza di un professionista. Per informazioni: info@igito.it.

  1. PREVIDENZA SOCIALE

In arrivo a luglio 2021 l’assegno unico e universale per i figli under 21, lavoratori autonomi, subordinati e percettori di misure di sostegno al reddito.

La misura consiste in un contributo, fino ad un importo massimo di 250,00 euro mensili, fruibile anche come credito d’imposta, di cui le famiglie potranno beneficiare per ciascun figlio da 0 fino ai 21 anni di età. In caso di maggiore età, l’assegno potrà essere erogato direttamente ai figli.

Il disegno di legge, che ha goduto dell’approvazione del Senato, riguarderà anche i nuclei famigliari composti da lavoratori autonomi, subordinati e percettori di misure di sostegno al reddito.

L’ammontare dell’assegno sarà modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, individuata dall’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

La percezione dell’assegno è pienamente compatibile con la fruizione del reddito di cittadinanza ed è corrisposto congiuntamente ad esso.

L’assegno spettante al nucleo familiare viene ripartito in pari misura tra i genitori o assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l’assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l’assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori.

 

  1. DIRITTO BANCARIO

Le Sezioni Unite chiamate a pronunciarsi su interessi di mora e usura.

Con questa importante sentenza le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno finalmente fatto chiarezza su alcuni punti salienti della disciplina degli interessi di mora e l’usura.

In particolare, hanno stabilito che la normativa antiusura si applica agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi, convenuti al momento della stipula del contratto, quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso.

Le SS.UU. stabiliscono, quale criterio di determinazione del tasso soglia, le rilevazioni della Banca d’Italia (a far data dal d.m. 25.3.2003) relative alla maggiorazione media prevista nei contratti di mercato a titolo di interessi moratori,  precisando che  la nullità della clausola non impedisce applicazione dell’art. 1224, comma 1, c.c. con la conseguenza che continuano ad applicarsi al rapporto in essere gli interessi corrispettivi (lecitamente pattuiti).

(Cassazione Civile, Sez. Un., 18 settembre 2020, n. 19597).

 

  1. DIRITTO FALLIMENTARE

Supersocietà di fatto e foro competente in caso di fallimento.

Con la recentissima Sentenza del 22.02.2021 la Corte di Cassazione ha avuto modo di affrontare il tema della competenza territoriale del Tribunale chiamato a pronunciarsi sul fallimento di una c.d. supersocietà di fatto.

In tale occasione si è confermata l’applicazione l’art. 147, comma 5, l.fall., anche qualora il socio già fallito sia una società partecipe con altre società (o persone fisiche) ad una società di persone.

In tale caso, in deroga all’art. 9 l.fall., la competenza alla dichiarazione di fallimento in estensione si radica presso il tribunale ove risulta già pendente la procedura concorsuale riguardante il socio. Ciò poiché viene in rilievo il principio di prevenzione sancito dai commi 4 e 5 dell’art. 9 anzidetto e dall’art. 40 c.p.c. e costituendo il fallimento della società, che sia socia illimitatamente responsabile, l’occasione per accertare anche la distinta insolvenza della supersocietà di fatto.

(Cassazione civile, febbraio 2021 n. 4712).

 

  1. DIRITTO E NUOVE TECNOLOGIE

E’ valida la notifica a mezzo PEC del c.d. “duplicato informatico”.

Con riferimento all’asserita inefficacia di un decreto di accoglimento circa l’irragionevole durata di un processo, notificato al Ministero della Giustizia in assenza di attestazione di conformità, la Suprema Corte ha avuto modo di approntare un oculato distinguo tra “copia informatica” e “duplicato informatico”.

A riguardo gli ermellini hanno considerato che se per una copia digitalizzata di un provvedimento in formato cartaceo è necessaria l’autenticazione della conformità all’originale analogico, lo stesso non si può dire per un provvedimento che già risulta digitalizzato con un determinato identificativo (c.d. “impronta”) e conservato in tale forma presso la Cancelleria telematica. Infatti quest’ultimo documento costituisce un mero duplicato che, riportando la medesima “impronta”, non necessità di alcuna attestazione di conformità.

(Corte di Cassazione, 17.03.2021, ordinanza n. 7489).

 

  1. DIRITTO AMMINISTRATIVO

E’possibile trasformare una porzione di tetto in terrazzo?La parola al Consiglio di Stato.

In mancanza di una delibera autorizzativa del condominio, non può essere assentita una denuncia di inizio attività che comporti la trasformazione di una falda inclinata del tetto in terrazzo a livello, atteso che, in tal caso, l’area oggetto d’intervento è da intendersi di spettanza condominiale.

Infatti, il tetto a falde inclinate svolge una funzione di copertura e di protezione dell’intero fabbricato condominiale  e rientra, per espressa previsione normativa, nel novero delle parti comuni dello stesso “se non risulta il contrario dal titolo” (cfr. art. 1117, comma 1, n. 1 codice civile); a nulla rileva l’accettazione condominiale per il tramite dell’amministratore in mancanza di un’assemblea totalitaria, unica legittimata a disporre delle parti comuni del fabbricato (art. 1108, comma 3, c.c.).

Quanto al Comune, nell’assentire una d.i.a., ha l’onere di verificare se il richiedente sia titolato (e, in particolare, se sia proprietario del bene sul quale si intende intervenire); se è vero infatti che il Comune non è tenuto a svolgere una preliminare indagine istruttoria che si estenda fino alla ricerca d’ufficio di eventuali elementi limitativi, preclusivi o estintivi del titolo di disponibilità allegato dal richiedente, è vero anche che ha sempre l’onere di verificare la legittimazione del richiedente, accertando se egli sia il proprietario dell’immobile oggetto dell’intervento costruttivo o se, comunque, abbia un titolo di disponibilità sufficiente per eseguire l’attività edificatoria.

(Consiglio di Stato, sez. II – sentenza 12 febbraio 2021 n. 1294).

Le massime del venerdì – 12.3.2021

Aggiornamento giurisprudenziale settimanale in collaborazione con lo Studio Legale Giannone. N.B.: Le informazioni offerte sono di carattere generale, hanno fine meramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo l’assistenza di un professionista. Per informazioni: info@igito.it.

1) DIRITTTO TRIBUTARIO. Riduzione del 50% dell’IMU per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto.

Con orientamento formatosi in materia di ICI, ma applicabile anche alla disposizione IMU, deve ritenersi che, nella ipotesi di immobile inagibile, inabitabile e comunque di fatto inutilizzato, l’imposta va ridotta al 50%, ai sensi del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 8, comma 1, e qualora dette condizioni di inagibilità o inabitabilità accertabili dall’ente locale o comunque autocertificabili dal contribuente permangano per l’intero anno, il trattamento agevolato deve estendersi a tutto il relativo arco temporale, nonchè per i periodi successivi, ove sussistano le medesime condizioni di fatto. Pertanto quando lo stato di inagibilità sia perfettamente noto al Comune, è da escludersi il pagamento dell’ICI in misura integrale anche se il contribuente non abbia presentato richiesta di usufruire del beneficio della riduzione del 50%, tenuto conto del principio di collaborazione e buona fede che deve improntare i rapporti tra ente impositore e contribuente, di cui è espressione anche la regola secondo la quale al contribuente non può essere richiesta la prova dei fatti documentalmente noti all’ente impositore.

(Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza 21 gennaio 2021 n. 1263).

2) DIRITTO DI FAMIGLIA. Genitorialità more uxorio: sulla regola del cognome paterno.

E’ al vaglio della Corte Costituzionale la questione di legittimità dell’art. 262, primo comma, c.c. per contrasto con gli artt. 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione – quest’ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 CEDU – nella parte in cui impone l’automatica acquisizione del cognome paterno in luogo di quello della madre o, previo accordo, di quello di entrambi i genitori.

La Corte costituzionale, riunita il 21.01.2021, ha esaminato la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Bolzano là dove non consente ai genitori di assegnare al figlio, nato fuori dal matrimonio, ma riconosciuto, il solo cognome materno. In attesa del deposito dell’ordinanza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che il collegio ha deciso di sollevare davanti a se stesso la questione di costituzionalità del primo comma dell’articolo 262 del Codice civile che stabilisce come regola l’assegnazione del solo cognome paterno. Le motivazioni dell’ordinanza saranno depositate nelle prossime settimane.

(Corte Costituzionale, ordinanza 11.02.2021 n. 18)

3) LOCAZIONI. Le prime pronunce dei Tribunali italiani sugli effetti del lockdown e i canoni di locazione.

Il Tribunale di Venezia con ordinanza del 14/4/2020 ordinava ad una banca di non pagare ad una società proprietaria di un immobile con riferimento ad una fideiussione a garanzia di un rapporto di locazione, rilevando che apparisse “opportuno attendere, prima di disporre per il prosieguo, lo stato della normativa (…) visto che essa è in continua evoluzione e segue l’andamento della pandemia”.

Il Tribunale di Genova con decreto dell’1/6/2020, ordinava ad un locatore di astenersi dalla presentazione all’incasso di titoli cambiari in suo possesso emessi dal conduttore a garanzia del pagamento dei canoni di locazione dell’azione e del canone di affitto dei locali.

Il Tribunale di Bari nella sentenza 9/6/2020, riteneva che il giudice dell’esecuzione “ben può autorizzare (…) la rinegoziazione del contratto o decidere di attendere nell’emissione dell’ordine di liberazione, in considerazione delle peculiarità del caso concreto”, in relazione a proposte, effettuate dal conduttore, di ridurre al 60% il canone di locazione nei periodi da marzo ad aprile e del 50% da maggio a luglio 2020.

Il Tribunale di Catania nel provvedimento 30/7/2020 ha ritenuto che l’art. 91 del d.l. n. 18 del 2020, convertito con la l. n. 27 del 2020 – secondo cui il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione ai sensi e per gli effetti degli art. 1218 e 1223 cc. della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenza o penali connesse a ritardati o omessi pagamenti – incida nella valutazione della gravità dell’inadempimento del conduttore in relazione alla domanda di risoluzione del contratto.

Il Tribunale di Roma con ordinanza del 27/8/2020, in un caso in cui si chiedeva al giudice di ordinare di non escutere la fideiussione o di disporre la riduzione del canone di locazione, ha statuito che “sorge (…) in base alla clausola generale di buona fede e correttezza un obbligo delle parti di contrattare al fine di addivenire ad un nuovo accordo volto a riportare in equilibrio il contratto entro i limiti dell’alea normale del contratto” di locazione.

Il Tribunale di Venezia con la sentenza 30/9/2020, ha osservato – in un caso di sfratto per morosità intimato per mancato pagamento dei canoni di locazione da parte di una società utilizzare o quantomeno ha potuto utilizzare in maniera ridotta i locali nei mesi da marzo a maggio 2020 – che “non si può parlare di impossibilità assoluta di godimento, ma di una seppur significativa impossibilità parziale, dal momento che la disponibilità dei locali in sé e per sé considerata mai è venuta meno”, che è “pertinente il richiamo all’art. 1464 cc. riguardante l’impossibilità parziale sopravvenuta e che prevede in capo alla parte la cui prestazione di per sé non è divenuta impossibile la scelta fra la riduzione della prestazione e il recesso” e che quindi “pare opportuno trovare un accordo sulla quota di riduzione”.

Il Tribunale di Macerata con sentenza del 28/10/2020 secondo la quale “il rispetto delle norme di contenimento costituisce solo astratta causa di forza maggiore, la cui incidenza nel caso concreto deve essere dimostrata dal conduttore”.

4) RISARCIMENTO DEL DANNO. Caduta provocata da una buca su strada in zona di mercato: niente risarcimento dal Comune.

Passeggiare in una zona trafficata – quella di un mercato cittadino all’aperto – piena di gente, di bancarelle e di ombrelloni, e con una pavimentazione in pessime condizioni, richiede maggiore attenzione rispetto a quella utilizzata in assenza di tali variabili.

Applicando questa prospettiva i Giudici di merito hanno negato il risarcimento a un uomo, vittima di una brutta caduta in un mercato di una cittadina delle Marche, escludendo la responsabilità del Comune.

Inutile si rivela il ricorso proposto in Cassazione con cui il danneggiato ha sostenuto fosse ”onere del Comune custodire diligentemente la sede stradale, a maggior ragione per la presenza del mercato”.

A questa osservazione i Giudici della Corte di Cassazione hanno ribattuto considerando che “proprio lo stato dei luoghi, e cioè il giorno di mercato, l’affollamento, la presenza delle bancarelle e degli ombrelloni, avrebbe richiesto maggiore cautela da parte dell’uomo”. Di conseguenza, la caduta è riconducibile, concludono i magistrati, alla disattenzione della persona durante la passeggiata all’interno del mercato.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza n. 5457/21; depositata il 26 febbraio).

5) DIRITTO AMMINSITRATIVO. Realizzazione di un caminetto e piscina in zona agricola.

E’ legittima una ordinanza di demolizione di alcune opere edilizie abusive, realizzate in zona agricola con vincolo idrogeologico, nel caso in cui i manufatti consistano in un caminetto (nella specie, si trattava, in realtà, di un camino in muratura, delle dimensioni di mt. 2,73×1,30×1,93, posto ad una distanza dal confine di metri 1,57, cioè ad una distanza inferiore a quella minima prescritta dalle norme urbanistiche comunali in metri 5) e in una piscina interrata, ancorché di non rilevanti dimensioni (nella specie, si trattava di una piscina interrata, con pavimentazione sporgente dal terreno di circa 10-15 cm); infatti: a) la violazione delle distanze dai confini comporta la sanzione della demolizione; b) la piscina non può considerarsi una arredo da giardino, ma un’opera urbanisticamente rilevante e certamente non amovibile né precaria, essendo stata realizzata mediante uno scavo del terreno, e, in quanto tale, vietata in zona agricola.

Nella motivazione della sentenza in rassegna, è stato osservato che, con particolare riferimento alla piscina, pur trattandosi di una struttura realizzata con materiali semplici e di prezzo contenuto, tuttavia è destinata a rimanere ivi collocata indefinitamente ed a soddisfare esigenze stabili nel tempo, mentre lo strumento urbanistico comunale vieta nella zona ove è stata realizzata qualsiasi opera edilizia.

(Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I – sentenza 11 febbraio 2021 n. 48).

Michele Zezza discussant nel Seminario su “Norme, giudici, Stato costituzionale. Frammenti di un modello giuridico” (Università di Bergamo)

Il Dott. Ric. Michele Zezza, Coordinatore del Comitato di studi giuridici iberoamericani di IgiTo, traduttore del libro Norme, giudici, Stato costituzionale. Frammenti di un modello giuridico (Giappichelli, Torino, 2020) di Francisco Javier Ansuátegui Roig, parteciperà come discussant alla presentazione del volume nell’ambito dei Seminari di filosofia del diritto del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Bergamo.

“Riforma del Terzo Settore: quali orizzonti per le scuole di Circo?” – Axelle Tigani Sava

Condividiamo la locandina dell’intervento tenuto oggi dalla coordinatrice del nostro progetto di ricerca “Sport e diritto”, Axelle Tigani Sava.

Webinar “Vulnerabilidad, dignidad humana y transhumanismo” – Universidad Nacional de Trujillo, Perú

El Dr. Michele Zezza, Coordinador de nuestro Comité de Estudios Jurídicos Iberoamericanos, participará en el Webinar “Vulnerabilidad, dignidad humana y transhumanismo” organizado por la Universidad Nacional de Trujillo, Perú